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Storia dei Fuochi d’Artificio

Segreti e curiosità - 23 ottobre 2015

UN’ARTE CINESE

Le prime notizie riguardanti i fuochi d’artificio ci portano al settimo/ottavo secolo dopo Cristo, in Cina, ai tempi della dinastia Tang (618-907). I fuochi d’artificio erano impiegati allora principalmente per accompagnare feste e celebrazioni di vario tipo, tanto che l’arte pirotecnica divenne in breve tempo una professione altamente specializzata. In Cina, i maestri di arte pirotecnica erano del resto molto rispettati, per le loro tecniche sofisticate e spettacolari, ai limiti della magia. Si riteneva infatti che i fuochi d’artificio potessero scacciare gli spiriti maligni, oltre a portare fortuna e prosperità. Già durante la dinastia Song (960-1279), anche le persone comuni potevano acquistare vari tipi di fuochi d’artificio per uso privato. Non mancavano del resto grandi manifestazioni pubbliche durante le quali i fuochi d’artificio svolgevano un ruolo assolutamente centrale. Testimonianze giunte fino a noi parlano ad esempio di un grande spettacolo pirotecnico che nel 1110 allietò l’imperatore Huizong Song e la sua corte nel corso di una parata militare.

Attorno al 1240 anche gli arabi acquisirono una conoscenza avanzata della polvere da sparo e delle sue applicazioni, comprese quelle in ambito ludico, messe a punto dai Cinesi. Un siriano, di nome Hasan al-Rammah, parla nei suoi scritti di razzi, fuochi d’artificio e altri dispositivi pirotecnici, appellandoli significativamente “fiori cinesi”. Secondo la maggioranza degli storici, ad ogni modo, furono i popoli mongoli a introdurre in Europa la polvere da sparo, probabilmente durante la loro invasione dell’Ungheria, intorno al 1241.

PRIMA DEL COLORE

Di fatto perché i fuochi d’artificio inizino a diffondersi anche in Europa occorre attendere la metà del Seicento, grazie alla graduale penetrazione in Europa delle cosiddette “cineserie”, che vanno di pari passo con un interesse crescente, da parte delle classi colte, per le arti applicate cinesi. Nel 1758, il missionario gesuita Pierre Nicolas le Chéron d’Incarville, nella sua corrispondenza da Pechino con l’Accademia delle Scienze di Parigi, riferisce, in dettagliate descrizioni tecniche, dei peculiari metodi impiegati dai cinesi per la fabbricazione di fuochi d’artificio. Gli scritti del gesuita vengono finalmente pubblicati nel 1765, introducendo gli aspetti salienti dell’arte pirotecnica cinese presso una platea più ampia di utilizzatori. Tra il XVII e XVIII secolo, in Europa, feste popolari e avvenimenti importanti cominciano così ad essere impreziositi da spettacoli pirotecnici via via più complessi e articolati. La vera rivoluzione arriva tuttavia nel 1785 con l’introduzione, da parte di C.L. Berthollet, dell’uso del clorato di potassio nella miscela dei fuochi, innovazione che permette di ottenere per la prima volta fuochi colorati, inaugurando la storia della pirotecnica moderna, che approfondiremo nei nostri prossimi articoli.