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Storia dei Fuochi d’Artificio (Seconda Parte)

Segreti e curiosità - 7 aprile 2016

Gli italiani furono i primi europei ad utilizzare la polvere da sparo per la fabbricazione di fuochi d’artificio. Ben presto si aggiunse alla partita anche la Germania, sebbene l’Italia rimanga leader nella produzione europea di fuochi d’artificio per tutto il 18 ° secolo. A questo proposito giova ricordare che alcune delle principali aziende americane di pirotecnica siano state fondate (e ancor oggi gestite) da famiglie di origine italiana come la famiglia Grucci (Bari), la famiglia Rozzi e la famiglia Zambelli (Napoli). Va del resto rammentato che furono proprio gli italiani, nel 1830, ad introdurre nei fuochi d’artificio tracce di metalli e altri additivi chimici, che resero possibili quegli effetti luminosi e coloristici destinati a caratterizzare poi la pirotecnica contemporanea.

Jacques Callot (French, 1592 - 1635 ), Fireworks on the Arno, Florence, c. 1622, etching, Rosenwald Collection

Anche gli inglesi subirono il fascino irresistibile dei fuochi d’artificio. Il primo spettacolo pirotecnico si ebbe nel 1486 per le nozze di Enrico VII, ma i fuochi divennero molto popolari in Gran Bretagna soprattutto durante il regno di Elisabetta I. William Shakespeare menziona più volte i fuochi d’artificio all’intero delle sue opere. I fuochi erano d’altro canto così graditi alla regina stessa da indurla a creare la figura ufficiale del “Fire Master of England”. Il re Giacomo II amava a tal punto gli spettacoli pirotecnici, che furono impiegati anche durante la sua cerimonia d’incoronazione, da nominare il Fire Master cavaliere del regno.
A suo modo legato alla storia pirotecnica inglese è anche Guy Fawkes, il cospiratore della cosiddetta Congiura delle Polveri che  nel 1605 tentò, senza poi riuscirvi, di far esplodere il parlamento britannico. Da allora, per commemorare la scoperta della congiura, il 5 novembre di ogni anno gli Inglesi festeggiano con fuochi d’artificio.

Nemmeno la musica fu impermeabile al fascino dei fuochi d’artificio. La “Music for the Royal Fireworks”, fu composta da Georg Friedrich Händel nel 1749 per celebrare la pace di Aix-la-Chapelle, che era stata sottoscritta l’anno precedente fra Francia, Inghilterra e Olanda.

Non molto lontano i sovrani francesi, secondi a nessuno quanto a lusso ed esibizionismo, facevano eseguire regolarmente spettacolari esibizioni pirotecniche in proprio onore a Versailles. Lo zar Pietro il Grande di Russia volle uno spettacolo pirotecnico di ben cinque ore per celebrare la nascita di suo figlio.
Allora come oggi, lo sfarzo e la spettacolare grandezza dei fuochi rifletteva la gloria e il potere dei committenti, usando lo stupore degli osservatori avvinti come un’immensa cassa di risonanza.
Gli Europei portarono la loro conoscenza e l’amore per i fuochi d’artificio anche nel Nuovo Mondo. Secondo la leggenda, il capitano John Smith organizzò il primo spettacolo pirotecnico a Jamestown nel 1608. A partire poi dal 4 luglio 1777, l’Indipendence Day venne ogni anno celebrato con fuochi d’artificio e spettacoli pirotecnici, dal fortissimo valore simbolico ed identitario, plasmando una tradizione che dura tuttoggi.